Si parla ormai da decenni di salute mentale al lavoro, spesso con termini poco empatici (es. “mal d’ufficio”), eppure si tratta di un fattore molto importante nella vita quotidiana, poiché tutti abbiamo una “salute mentale” tanto quanto una “salute fisica” e non può essere lasciata a casa quando ci rechiamo in ufficio.

Secondo una recente ricerca di BVA Doxa per Mindwork, ad esempio, l’85% dei lavoratori italiani considera il proprio benessere psicologico generale correlato al benessere sul lavoro, e viceversa. Oltreoceano la situazione non è molto diversa: un sondaggio di Mental Health America ha riscontrato che l’83% degli intervistati (circa 5.000) si sentiva “emotivamente prosciugato” dal lavoro.

Il peso maggiore arriva dai sintomi da burnout, sempre più frequenti dall’inizio della pandemia, indipendentemente dal luogo di lavoro (ufficio, casa o coworking). Stanchezza, irritabilità, insonnia, difficoltà a relazionarsi, problemi di digestione e molto altro.

Concentrarsi sulle persone è uno degli aspetti più importanti per gli HR. Gran parte del nostro tempo viene trascorso al lavoro e la stessa identità si lega in parte a ciò che “facciamo”.  Il lavoro svolge un ruolo vitale nello stato di benessere emotivo, sociale e fisico, ma talvolta può essere causa di disagio o aggravare delle situazioni di disagio pre-esistenti.

Ignorare l’importanza della salute mentale può portare a gravi conseguenze che non riguardano solo l’ambito psicologico.  Se viene sottovalutata, si può facilmente riscontrare un maggior numero di dipendenti in malattia, una minor efficienza e – per problematiche emotive legate all’ambiente di lavoro – la fuga dei collaboratori più talentuosi.

Dall’altro lato, un’azienda che è in grado di promuovere e mantenere un elevato livello di soddisfazione fisica, psicologica e sociale per i suoi collaboratori è sicuramente gestita da un management che ha saputo avviare un cambiamento radicale nel fare impresa e messo al centro di ogni azione la persona.

Le imprese più attente alla salute psicologica dei propri lavoratori possono avvalersi di persone più produttive, più aperte al confronto e in grado di rendere più efficacemente decisioni importanti.

Come gestire (meglio) il benessere psicologico in azienda

L’attenzione alla salute mentale deve arrivare in primis dai vertici aziendali: le Risorse Umane, se presenti, o la direzione, in situazioni più limitate.

Di seguito alcune utili attività e iniziative da implementare.

  1. Parlare e ascoltare
    Come anticipato in apertura, la salute mentale non dev’essere stigmatizzata né ignorata. Una semplice discussione può portare alla luce problematiche poco evidenti alla sfera manageriale, ma quotidiane per chi si occupa dell’operatività.
  2. Implementare i “mental days”
    Diverse aziende (principalmente negli Stati Uniti) stanno introducendo, tra i benefit, dei giorni aggiuntivi di ferie nei quali occuparsi della propria salute mentale (ad esempio durante periodi di forte stress).
  3. Investire in assicurazioni sanitarie integrative
    La convenzione con uno psicologo (o con uno studio associato) può eliminare la barriera di costo che inibisce molte persone dal chiedere un aiuto.
  4. Analizzare i comportamenti
    I manager (e l’HR) devono porre sempre più attenzione alle dinamiche tra le persone in ufficio: rilevare i comportamenti tossici può aiutare a bloccarli velocemente, migliorando conseguentemente il benessere del resto dei collaboratori.

Esistono altre numerose iniziative portate avanti dalle aziende: dalle sessioni di yoga in pausa pranzo, stanze per la meditazione, momenti dedicati alla mindfulness e programmi mentali specifici. Iniziative encomiabili, ma che non arrivano al cuore del problema: solo ascoltando le persone in azienda sarà possibile aiutarle al meglio.

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