Prendersi le proprie pause e il proprio spazio, creare un home office, mantenere una routine di lavoro equilibrata: i consigli per non farsi sopraffare dallo stress quando si lavora da remoto sembrano piuttosto semplici. Eppure metterli in pratica a volte può risultare difficile, con conseguenze psicologiche e fisiche non indifferenti.

Parliamo di quello che è stato definito WFH Burnout (Working From Home Burnout), un problema sempre più diffuso.

I sintomi più evidenti sono molto simili a quelli della depressione (alla quale è spesso accumunato) e si manifestano come lunghi periodi di stanchezza, irrequietezza, irritabilità, rabbia o tristezza. In alcune persone possono notarsi anche comportamenti esagerati e reiterati nel tempo, come forti aumenti di peso, diete drastiche, abuso di alcolici o farmaci, o fissazioni da fitness.

Secondo alcuni studi il WFH Burnout colpisce fino al 69% dei lavoratori in remoto, specialmente chi si è dovuto approcciare per la prima volta durante la pandemia.

Le ragioni possono essere di diverso genere, ma riassunte in 5 punti:

  • Mancanza di separazione tra lavoro e vita privata
  • Carico di lavoro insostenibile
  • Ansie relative alla sicurezza del posto di lavoro
  • Mancanza di supporto o stima da parte dei superiori
  • Mancanza di controllo sulla gestione del lavoro

Situazioni di questo genere hanno conseguenze sulla produttività, tanto che sono gli stessi lavoratori a rendersene conto: nel 2020 il 48% dei dipendenti del colosso immobiliare JLL affermava di lavorare meglio da casa; nel 2021 questo dato è crollato fino al 37%.

Sempre più persone richiedono alle proprie aziende un approccio ibrido, per dividere equamente la settimana lavorativa tra casa e ufficio. In pochi però lo hanno già adottato.

La cultura aziendale come strumento per evitare il WFH Burnout

Quando i propri collaboratori si trovano in tutto il mondo, come si può rimanere connessi? Come si costruiscono quelle relazioni che sono fondamentali per la produttività e la collaborazione?

Una buona gestione aziendale è il primo passo per promuovere il benessere psicologico.

Al livello più alto (CEO, proprietà, Risorse Umane, ecc) i fattori su cui lavorare sono principalmente due: l’ascolto dei dipendenti (permettendo ad esempio forme di lavoro diverso, come il workplace ibrido) e la progettazione delle infrastrutture, per rendere il lavoro fluido dentro e fuori dall’ufficio.

Si tratta ad esempio di strumenti digitali, di aree dedicate alla socializzazione e di spazi flessibili che permettano a tutti di lavorare dall’ufficio quando necessario.

A livello manageriale la sfida più grande è riuscire a mantenere vivo lo “spirito di squadra” in tutto il team, limitando le differenze di trattamento tra lavoratori in remoto e personale presente in ufficio. Abbiamo scritto un approfondimento in questo articolo.

Evitare (o limitare) il burnout lavorando da casa

I consigli per risolvere o non rischiare l’esaurimento possono sembrare banali, ma non sempre vengono messi in pratica. Se lavori da molti mesi in remoto, ecco un piccolo reminder. Limitare le videoconferenze – A quante riunioni partecipavi quando lavoravi ogni giorno in ufficio? Limita allo stesso modo le video-call, spostando su telefono o mail le attività che lo permettono.

  • Controllare il calendario – Lavorare da casa non significa essere a disposizione 20 ore al giorno. Blocca nella tua agenda (meglio se condivisa con i colleghi) pause pranzo e permessi, e non approvare meeting in orari extra-lavorativi.
  • Uscire all’aria aperta – Ritaglia almeno 15 minuti al giorno per una passeggiata, una corsa o del semplice relax fuori dalle mura di casa.
  • Chiedere aiuto – Contatta le Risorse Umane o un professionista se il peso del lavoro in remoto inizia a diventare insostenibile: non sempre bastano le proprie forze!

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