Innovazione, sostenibilità, salute, benessere: queste poche parole, ricche di significato, riescono a rappresentare la filosofia di COIMA Image, studio di progettazione, interior design e space planning attivo ormai da più di 30 anni a Milano.

La collaborazione con COIMA Image e COM-Varese ha portato alla realizzazione, nel 2019, della sede milanese di SEC Italia. Un progetto che guardava già al futuro, creato a partire dalla combinazione di aree flessibili e aperte, con spazi ridotti e riservati.

alide forte catella - coima image - frezza landscapes

In questo nuovo appuntamento dei Frezza Partner Insights abbiamo intervistato Alida Forte Catella, founder di COIMA Image e Vice President della Fondazione Riccardo Catella. La Fondazione Riccardo Catella sviluppa progetti legati al territorio e a tutte le pratiche sostenibili a tutela dell’ambiente.

Nell’intervista parliamo del futuro dell’ufficio e di come i cambiamenti, quasi forzati, della pandemia hanno sviluppato nuove linee guida: più sostenibili, tecnologiche e vicine ai bisogni individuali.

1. Benessere delle persone e design sostenibile e ambientale, incentivano le aziende a investire nelle prestazioni che un ufficio deve fornire. Come e perché la progettazione può essere linea guida?

La progettazione dei nuovi spazi ufficio passa attraverso una crisi che non ha avuto eguali negli ultimi decenni. La pandemia ha accelerato i cambiamenti in atto: si parlava già di smart working, inteso come modalità di lavoro che consegnava ai dipendenti delle aziende la possibilità di lavorare, grazie alla tecnologia, in spazi non deputati all’attività in ufficio. Quello che è successo in questo ultimo anno è invece una modalità di lavoro meglio definita come home working forzato. Il tema è diventato un altro e la domanda cardine riguarda l’ufficio e la sua sopravvivenza. Quale tipologia di ufficio rimarrà e quali le modalità? Il progetto di space planning e di interior diventa il mezzo per sciogliere questo nodo. Ma in che modo? Solo attraverso l’ascolto!

Attraverso un approccio bottom-up è possibile coinvolgere il personale, capire i bisogni e raccogliere informazioni utili per dar luce a un nuovo modello organizzativo e a un nuovo assetto degli spazi a uso ufficio che rispondano ai cambiamenti in atto.

COIMA Image, in partnership con Valentina Annoni & Estella Ricco Partners, psicologhe della comunicazione e delle organizzazioni, ha dato vita a un nuovo progetto consulenziale e multidisciplinare: EDE – Employee Design Experience. Un percorso sinergico che si fonda sull’intrecciarsi di tre consulenze: Organisational Assesment, Workplace Strategy & Integrated Design, Change Management, con l’obiettivo di trasformare gli uffici in spazi che veicolino un’esperienza sintonica con i valori aziendali e aiutare gli individui a sentirsi parte viva dell’azienda in una logica di scambio relazionale reciproco e costruttivo.

Progettare gli spazi partendo dai bisogni delle persone che ci lavorano si traduce nell’implementazione di servizi e amenities che arricchiscono il luogo di lavoro e nell’applicazione di protocolli legati ai temi della sostenibilità, come i certificati internazionali LEED e WELL.

2. Come può il design ripensare gli spazi ufficio e le relazioni umane nell’era post Covid-19?

La progettazione nell’era post Covid-19 dello spazio lavorativo cambia profondamente, non più basata sull’efficienza, ma sull’esperienza, attraverso una visione olistica e qualitativa, per creare ambienti di lavoro attrattivi e stimolanti, che favoriscano la socialità e la collaborazione delle persone.

Il lavoro da remoto rimarrà non in forma costrittiva, ma in forma costruttiva, legandola alle attività necessarie. Gli spazi saranno caratterizzati da layout più dinamici con incremento di ambienti dedicati alla socializzazione. Parallelamente saranno implementanti spazi chiusi, non privati, di piccole dimensioni, per permettere le connessioni da remoto. La sede aziendale sarà arricchita da servizi a favore delle persone e a momenti di educazione, formazione e di collaborazione, oltre ad essere il mezzo ideale per veicolare il brand e i valori aziendali ai dipendenti e agli stakeholder.

3. C’è il bisogno di un nuovo design di arredo per ufficio o quali incipit per rispondere a eventuali nuove esigenze di progettazione?

Sempre di più la flessibilità è alla base della progettazione dello spazio lavorativo, di conseguenza l’arredo per rispondere a questa evoluzione diventa mobile e componibile, capace di adattarsi alle esigenze di uno spazio dinamico.

L’arredo dovrà essere sempre più multiuso, per essere funzionale ai diversi team di lavoro presenti in azienda: tavoli elevabili in altezza che si trasformano anche in lavagne, sedute impilabili dotate di ruote, contenitori sostituiti dai locker, scrivanie non più personalizzate ma in condivisione, materiali che rientrano nel tema dell’economia circolare con texture che aiutano i processi di sanificazione. Il design dell’arredo dovrà sempre di più attenersi ai protocolli internazionali che certificano la qualità e la sostenibilità, oltre a favorire la presenza del green per creare un ambiente immersivo nella natura.

L’arredo infine dovrà integrare nella sua struttura i dispositivi tecnologici che renderanno possibile la completa digitalizzazione del workplace. Attraverso il rilevamento costante e l’analisi dei dati relativi ai comportamenti e alle abitudini dei lavoratori, sarà possibile avere un approccio predittivo e dinamico all’organizzazione dello spazio, oltre all’implementazione di pratiche mirate all’efficientamento.

Un cambiamento davvero epocale se si pensa che la parola “PaperLess” dovrà entrare nel comportamento di ogni utilizzatore degli uffici, dove la pulizia e quindi la sanificazione sarà il primo requisito che verrà richiesto dai dipendenti e occupanti dello spazio come avviene nei laboratori sanitari. Tutto ciò si porta dietro la capacità di intercettare i nuovi cambiamenti per offrire dei prodotti idonei non solo per funzionalità ma anche per sostenibilità.

4. Quali saranno i nuovi paradigmi urbani e abitativi per le città post pandemia?

Le città hanno una forza magnetica che resiste da millenni e rappresentano il futuro. Le città sono aggregatori di cultura, di saperi e in questo risiede la loro forza. Lo spazio urbano arricchisce la vita di chi lo abita, ma al contempo è importante riscoprire un modo di vivere sostenibile, sia da un punto di vista umano che ambientale.

Le esperienze di questi anni confermano che le riqualificazioni urbane di successo non possono prescindere dalla creazione di un valore sociale aggiunto a beneficio della città e della sua comunità attraverso la realizzazione di piazze, verde pubblico, infrastrutture e servizi: un mix funzionale pubblico/privato connesso e supportato da politiche green, che incentivino interventi sugli edifici e la mobilità sostenibile. Il tema delle città intercetta un interesse trasversale e va alla ricerca di discipline diverse, non solo urbanisti e architetti ma anche sociologi, filosofi, poeti, musicisti, attori. Un insieme di competenze attive che collaborano a uno sviluppo urbano a misura d’uomo, uno spazio per vivere ma soprattutto per convivere in comunità. Mai come oggi abbiamo compreso il bisogno dello stare insieme e dell’unirci per trovare le risposte urgenti alla sopravvivenza del nostro pianeta. E tutto ciò parte dalle città, basti pensare che il 3% della superficie terrestre è urbanizzata e il 75% della popolazione mondiale vive nei centri urbani.

Il valore della parola “Educare” oggi ha un suono diverso dal passato perché porta con sé non solo il significato di insegnare i comportamenti sociali ma anche il comportamento ambientale che diventa sinonimo di sopravvivenza.

 

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