Gli ultimi anni, tra pandemia e successivo ritorno in ufficio, hanno dimostrato quanto il lavoro in remoto possa essere efficace nella strategia di un’azienda, ma allo stesso tempo hanno evidenziato alcune problematiche legate alla  fiducia all’interno del team e di WFH Burnout.

Da queste e da altre considerazioni, deriva la crescente ascesa del lavoro ibrido: una modalità organizzativa flessibile che consente al dipendente di gestire parte del suo tempo sia a casa che in ufficio. I dati confermano le predilezione per questa gestione del personale: ad aprile 2022 nelle grandi città degli Stati Uniti la percentuale di persone fisicamente in ufficio si attestava solo intorno al 43%. Dati corroborati anche da una survey di Linkedin, secondo la quale l’hybrid work è la gestione preferita dal 56% dei lavoratori autonomi.

Il settore dell’azienda, la sua struttura gerarchica e il tipo di attività richiedono modelli di lavoro e organizzazioni differenti, ed è evidente quindi che non esiste solo una soluzione one size fits all:

Nascono così gli Hybrid Work Models, linee guida da adattare alle esigenze aziendali sia dal punto di vista produttivo che umano. In questo articolo consideriamo i più diffusi.

Office-first

Questo modello è già stato implementato da molte aziende e può essere considerato come un’evoluzione dello smart working. Le persone lavorano per la maggior parte in ufficio, ma hanno la possibilità di usufruire di un numero fisso di giorni di lavoro in remoto, spesso anche con orari più flessibili rispetto a quelli dell’ufficio.

Pro:

Contro:

  • Non è adatto ad ambienti di lavoro che richiedono collaborazione continua
  • Può creare conflitti nella scelta dei giorni di lavoro in remoto

Split-Week

Il modello della “settimana divisa” è molto simile al lavoro a turni di altri settori. In questo caso il personale dell’ufficio viene diviso in due macro-gruppi, che lavorano metà settimana in ufficio e metà da casa. Dopo alcune settimane i “turni” vengono scambiati, per non creare disuguaglianze.

Pro:

  • Una parte di personale è sempre presente in loco
  • Gli uffici possono essere di dimensioni più ridotte
  • Non ci sono differenze tra i membri di un gruppo di lavoro

Contro:

  • Manca l’interazione tra team diversi
  • Devono essere implementate strutture informatiche più efficienti

Split-Team

In questo caso non parliamo di hybrid work ma di hybrid workplace: l’azienda divide l’intera forza lavoro in due macro-gruppi, di cui uno interamente in remoto e l’altro sempre presente in ufficio. I due team possono rimanere gli stessi durante l’anno oppure funzionare secondo una logica di alternanza (su base mensile o trimestrale).

Pro:

  • La programmazione settimanale rimane la stessa per lunghi periodi
  • È necessario meno spazio per le scrivanie

Contro:

  • Si può creare distacco tra i team
  • Le tecnologie multimediali devono essere implementate

Remote-first

In questo modello, il lavoro in remoto è lo standard e viene incoraggiato dall’azienda stessa. Le persone possono decidere di lavorare da casa, di usufruire di un coworking (spesso anche corporate coworking) o di recarsi in ufficio.

Questa gestione del lavoro presuppone tre fattori: una forte fiducia del manager verso i suoi collaboratori, un’infrastruttura telematica in grado di soddisfare le esigenze di tutti i lavoratori e un ufficio organizzato, con sufficienti workstation per tutti e/o la possibilità di prenotare la scrivania in anticipo.

Pro:

  • Responsabilizza le persone
  • Migliora la produttività del singolo

Contro:

  • Permette poco controllo sugli individui
  • Richiede sistemi di gestione delle scrivanie efficienti
  • Sotto-utilizza gli spazi fisici dell’ufficio

 

Un passo importante per l’azienda è scegliere il giusto modello di lavoro ibrido, poiché pone le basi per la produttività futura, e solo attraverso la sperimentazione e un’analisi costante di benessere e produttività daranno una reale indicazione del modello giusto da intraprendere.

 

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