Sinergia. Lavoro, casa, famiglia, comunità, divertimento, hobby: ogni ambito della nostra vita contribuisce al benessere personale ed è un tassello importante della nostra personalità.

Perché, allora, parliamo di work-life balance (n.d.a. equilibrio vita-lavoro)? Non si tratta di due sfere opposte, ma di realtà esperienziali che si devono integrare nella vita quotidiana di ognuno.

Nasce da questo concetto l’idea di work-life integration della Berkley Haas School of Business, un’idea che si sta facendo sempre più strada nella cultura lavorativa di tutto il mondo.

Fonte: Berkeley Haas. Vector: goonerua

Le differenze di approccio

Quali sono le differenze tra work-life balance e work-life integration?

Nel primo caso (balance) si intende la ricerca di un equilibrio tra il tempo dedicato al lavoro e quello invece riservato alla vita privata, con l’obiettivo di non sacrificare nulla. Si tratta di una scuola di pensiero nata negli anni ’70-’80 per contrastare lo stress a cui i giovani baby boomer erano sottoposti al lavoro (per straordinari, chiamate nel weekend o deadline troppo ristrette).

In sintesi: la definizione di un confine tra lavoro (in ufficio) e sfera privata.

Negli ultimi anni questa linea di demarcazione è venuta a mancare, per l’aumento del lavoro in remoto, per la possibilità di essere sempre connessi (anche con i colleghi) e per la richiesta di lavoro agile, soprattutto da parte delle nuove generazioni.

Entra così in gioco la work-life integration, definita dalla Berkley Haas School of Business come “un approccio che crea maggiori sinergie tra tutte le aree che definiscono la vita: lavoro, casa/famiglia, comunità, benessere personale e salute”.

Integrare lavoro e vita privata significa agire secondo una concezione olistica, decidendo quando dedicarsi a cosa in piena libertà. Ovviamente senza perdere di vista gli obiettivi personali e aziendali.

In questo approccio la separazione tra casa e ufficio è sostituita dalla flessibilità del lavoro e dalla responsabilizzazione della persona.

Il passaggio dal work-life balance alla work-life integration nella pratica

Ogni caso è unico, ma ci sono alcune linee guida che possono aiutare in questa transizione.

  1. La work-life integration non è per tutti
    Sembra limitativo, ma è la realtà. Alcune mansioni non possono essere infatti svolte né a casa, né in orari differenti da quelli richiesti dal contratto, per la loro specificità.
  2. È necessario “studiare” i dipendenti
    Quali sono le esigenze reali dei collaboratori? C’è chi preferirebbe attivare il lavoro ibrido, chi vorrebbe avere una mensa aziendale e chi avrebbe bisogno di un servizio di babysitting.
    Le possibilità sono innumerevoli e solo attraverso un sondaggio interno è possibile evidenziarle, per definire le priorità.
  3. Servono obiettivi SMART
    Quando il lavoro non ha orari definiti è necessario impostare degli obiettivi specifici, misurabili, riconosciuti, realistici e scadenzabili (SMART = Specific, Measurable, Accepted, Realistic, Timely). Sarà responsabilità della persona raggiungerli, concentrandosi sulla produttività e non sulle ore di lavoro.
  4. La fiducia tra le persone è fondamentale
    I membri del team (e dell’azienda in generale) devono fidarsi l’uno dell’altro, per evitare che si creino contrasti o recriminazioni. In questo articolo ci sono alcuni consigli dedicati a questa tematica.

Applicare i principi della work-life integration è un’azione orientata a un aumento della competitività di lungo termine perché i lavoratori felici sono da sempre i più produttivi!

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