È trascorso più di un anno dall’inizio dell’emergenza Covid-19, un lungo periodo che ha portato moltissime aziende ad approcciarsi al lavoro in remoto e allo smart working per la prima volta (la differenza la spieghiamo in questo articolo).

Queste modalità di lavoro esistono da decenni, ma fino al 2020 non erano così diffuse, se non in determinati settori.

Qualche esempio: nel 2019 nel Regno Unito solo il 5% dei dipendenti lavorava principalmente da casa (fonte: Office for National Statistics, 2020); negli Stati Uniti il 25% usufruiva dello smart working (fonte: Mas and Pallais, 2020); in Italia i lavoratori smart erano circa 570mila (fonte: Osservatori, 2019). Dati totalmente diversi dal 2021: secondo i sondaggi il 29% degli statunitensi lavorerà esclusivamente in remoto; nel Regno Unito il 19% non tornerà in ufficio e il 40% avrà un workplace ibrido; in Italia secondo alcuni (fonte: Aidp) il 70% delle aziende permetterà di usufruire dello smart working, secondo altri i lavoratori agili saranno invece solo il 16% (fonte: Osservatorio “The World after Lockdown”).

Indipendentemente dai dati, il 2020 è stato un anno insolito e inaspettato, che ha messo in evidenza alcuni fattori fondamentali nella gestione del team, del tempo e delle relazioni interpersonali.

Cosa ci ha insegnato, quindi, il 2020?

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1.   Lavorare in remoto è possibile

Il principale fattore “bloccante”, nell’implementazione dello smart working, è sempre stato la diffidenza. “I miei dipendenti non lavorano se non li controllo”, oppure “Per questo lavoro è indispensabile stare tutti insieme nella stessa stanza”. Quante volte sono state dette queste frasi?

Il 2020 ha (quasi) smentito queste affermazioni in diversi ambiti di lavoro. L’impatto tecnologico è stato importante e dobbiamo ancora comprenderne le conseguenze. Con una gestione corretta ed efficiente degli strumenti e del team di lavoro, è possibile lavorare efficacemente anche da casa. Dalla didattica online allo smart working, il profondo cambiamento dell’approccio al lavoro potrebbe essere solo la punta dell’iceberg di quello che accadrà in futuro.

2.   Il fattore umano è indispensabile

L’essere umano per natura ha bisogno di relazionarsi con gli altri, in ambito personale tanto quanto in quello lavorativo. Non si tratta solo del condividere idee con i colleghi durante una riunione o lavorare insieme ad un progetto.

Le relazioni tra le persone sono anche i saluti al mattino, le chiacchiere davanti alla macchinetta del caffè e gli aperitivi all’uscita dell’ufficio. Sono tutti i piccoli gesti che creano rapporti più saldi tra i colleghi – rendendoli più propensi ad aiutarsi uno con l’altro – e giorno dopo giorno modellano la cultura aziendale.

3.   Un team efficiente è quello dove c’è fiducia

Senza fiducia non c’è vera collaborazione. E senza collaborazione non può esserci una vera efficienza. Riassumendo? La fiducia reciproca rende un team molto più produttivo.

Che si tratti quindi di un gruppo di lavoro in loco o in remoto, è compito del manager porre le basi affinché il team possa essere coeso. Abbiamo approfondito l’argomento in questo articolo.

4.   Il telelavoro non è uguale per tutti

Il 2020 ha messo in luce alcune problematiche del lavoro in remoto, legate principalmente alla vita domestica dei lavoratori.

In primis la connettività, che in alcuni luoghi, soprattutto lontano dalle città, non riesce sempre a soddisfare le necessità lavorative, e i “fattori di disturbo normali” della casa: quante volte, anche al telegiornale, abbiamo visto bambini correre dietro all’intervistato? Oppure ascoltato le lamentele di un collega per i vicini troppo chiassosi? Ogni casa ha le sue peculiarità, che devono essere considerate sempre quando si parla di lavoro in remoto.

5.   La giornata lavorativa è fatta di momenti

Nel corso degli ultimi sei mesi abbiamo sentito giornalmente gli idiomi freelancer, burnout, zoom fatigue e diritto alla disconnessione. Sempre più spesso si è sentito parlare di equilibrio tra vita privata e lavoro e dei risvolti psicologici dell’essere sempre connessi, attivi e raggiungibili.

La linea che divide il lavoro dalla vita privata è diventata così labile che per molti non esiste nemmeno più. A differenza dell’ufficio, a casa il tempo è meno segmentato: si eliminano il tragitto verso l’azienda, le pause spesso avvengono nella stessa stanza dove si lavora e gli orari scompaiono.

In questi casi la soluzione sta nel singolo individuo, con una puntuale programmazione della giornata e delle necessità di ciascuno.

6.   La comunicazione scritta è fondamentale

In questo ultimo anno molte aziende hanno iniziato ad inserire personale in smart working e telelavoro nei loro piani a lungo termine e ad aggiornare i sistemi di comunicazione interna, inclusa la tecnologia di videochiamate.

Anche la comunicazione scritta diventa ancora più importante quando non siamo in ufficio. La maggior parte delle informazioni fluiscono attraverso mail, servizi di messaggistica e strumenti online per la gestione dei progetti: è necessario che ogni contenuto sia comprensibile e non lasci spazio a interpretazioni.

Cosa ci resta quindi del 2020? Un’ulteriore conferma dell’importanza dell’ufficio e una forte attenzione ai bisogni di tutti, alla quale si aggiunge la consapevolezza che lo smart working, magari nella versione dell’hybrid workplace, può essere una soluzione vincente.

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