La trasparenza (ri)paga, nel breve e nel lungo termine: è il primo passo per creare tra imprenditori e dipendenti una relazione duratura basata sulla fiducia reciproca.

Si tratta di un tassello della cultura aziendale da non sottovalutare, soprattutto in aziende con un alto numero di collaboratori o con una forte percentuale di forza lavoro in remoto.

Nonostante la sua importanza, si tratta di un valore che anno dopo anno sembra essere messo sempre più da parte e i dati lo confermano: secondo un recente studio di Gallup solo un dipendente su tre si fida delle persone a capo della propria azienda.

Questa mancanza di fiducia si concretizza nell’avere sempre più persone in procinto di andarsene (42% secondo una ricerca di EY) o che hanno optato per il tanto declamato quiet quitting: fanno solo lo stretto necessario (se non meno) e lavorano senza passione, creatività e proattività.

Ma se la trasparenza è così fondamentale, perché non è una pratica più diffusa?

Spesso mancano semplicemente gli strumenti e le metodologie per rendere l’impresa più trasparente, ma si tratta di una carenza di facile risoluzione. Una strategia standardizzata e una visione di lungo termine possono fare la differenza: ecco qualche consiglio.

1.   Definire con esattezza quali informazioni condividere

I salari seguono delle regole precise o sono decisi ad personam? E i compensi dei soci? E ancora, il livello di fatturato e i profitti raggiunti possono influire sul rendimento, se comunicati durante l’anno?

Queste e tante altre informazioni possono essere condivisibili o meno, ma con le dovute precauzioni: l’importante è non far diventare queste tematiche degli argomenti di gossip tra i dipendenti.

Tante altre possono invece diventare nozioni di dominio comune, per tutti i livelli aziendali o solo per alcuni. L’importante è mantenere più possibile l’equità tra le persone che ricoprono lo stesso ruolo.

2.   Rendere disponibili facilmente le informazioni

Esistono tanti modi per condividere le informazioni in azienda: intranet, report e riunioni di aggiornamento regolari sono in cima alla lista. È fondamentale la chiarezza in ognuno di questi casi: devono essere evitati linguaggi troppo tecnici, documentazione di difficile lettura o giri di parole che hanno il solo scopo di confondere le idee.

3.   Strutturare la trasparenza come un work-in-progress

Quello che può essere sufficiente oggi non è detto lo sia anche domani: il mercato cambia e con lui si trasformano anche le informazioni e le necessità dei collaboratori.

La cultura della trasparenza non è una roccia: è un processo in continua evoluzione, che dev’essere controllato e perfezionato nel corso degli anni. Trovare il giusto equilibrio è la migliore strategia per una forza lavoro coinvolta e che vuole continuare ad essere parte dell’azienda.

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