Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di burnout, come rischio correlato al lavoro in remoto oppure come conseguenza di comportamenti workaholic.

I dati confermano questa tendenza: secondo Statista nel 2021 in Europa la percentuale di lavoratori che ne soffrivano oscillava tra il 45% (Francia) e il 66% (Polonia); il valore sale al 77% se prendiamo in considerazione gli Stati Uniti (dati Deloitte).

Come ridurre l’incidenza del burnout? Il primo passo è riconoscerne i sintomi, il secondo evitare i comportamenti che possono causarlo.

I sintomi del burnout da monitorare

I sintomi possono essere di diverso tipo e vengono solitamente divisi in tre categorie.

Fisici:

  • Stanchezza cronica
  • Sistema immunitario indebolito, con frequenti influenze
  • Insonnia
  • Inappetenza o fame compulsiva
  • Mal di testa, nausea e mal di stomaco

Emotivi:

  • Ansia
  • Senso di fallimento, dubbi sul proprio valore lavorativo
  • Insoddisfazione e frustrazione
  • Visione cinica e negativa del lavoro
  • Mancanza di motivazione
  • Mancanza di creatività
  • Difficoltà di concentrazione

Comportamentali:

  • Assenteismo, ritardi e sottrazione alle proprie responsabilità
  • Isolamento dai colleghi
  • Procrastinazione
  • Momenti di rabbia frequenti
  • Abuso di cibo, alcool, sigarette o medicinali

A differenza dello stress, il burnout tende a “soffocare” le emozioni, prosciugare le energie e a creare un distaccamento dagli altri. I sintomi sono principalmente emotivi e assimilabili alla depressione.

I comportamenti che possono portare al burnout

Investire su sé stessi e sul proprio benessere mentale è il primo passo per evitare il burnout, soprattutto quando esistono fattori esogeni non controllabili (es. la distanza dal luogo di lavoro o una mancanza di inclusività in azienda).

Ecco alcuni comportamenti da tenere sotto controllo.

1.   Non definire dei limiti (o non rispettarli)

Lavorare la sera, durante il weekend, la mattina prima di recarsi in ufficio. Oppure rispondere al telefono o alle mail a tutte le ore del giorno o della notte. Sono comportamenti che possono essere tollerati in periodi particolari, ma che non sono sostenibili nel lungo termine.

2.   Programmare troppe riunioni

Sempre più spesso le giornate diventano un infinito inseguirsi di riunioni e telefonate: sbagliato! Troppi meeting riducono la produttività e portano a lavorare sotto stress per recuperare il tempo “perso” e rispettare le deadline.

3.   Dormire o riposarsi troppo poco

La stanchezza incide sulla produttività, sull’umore e sulla creatività. Il risultato? Performance peggiori e senso di inadeguatezza. Imparare a delegare e concedersi delle pause è necessario.

4.   Cercare sempre di compiacere gli altri

Lo stress (e alla lunga il burnout) è spesso trainato dal bisogno di dimostrare e di compiacere ai colleghi e ai propri manager. Questo comportamento competitivo può essere positivo se focalizzato su poche e importanti attività; diventa invece deleterio se applicato all’intera vita lavorativa.

 

Ti rivedi in uno o più sintomi e/o comportamenti? Respira a fondo, individua la causa primaria del tuo (possibile) burnout e agisci di conseguenza. Il benessere mentale dev’essere sempre un obiettivo primario!

1 Commento

  • Gioja
    Posted Aprile 19, 2022 4:38 pm

    Ottima inizaitiva, abbiamo visto parecchi ns clienti avere sintomi del genere, e devo dire che nel mese di marzo/aprile 2020 , quando ero a casa, con il negozio chiuso, avevo sempre peso allo stomaco e continuavo a mangiare per cercare di farmi passare quella pesantezza irreale.
    Bravi , ottimi suggerimenti.
    Conmunque da quando siamo al lavoro in ufficio tutto poi è passato………….

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