Come o quale dovrebbe essere l’ufficio di chi non ha un ufficio? Suona come un paradosso, invece è la domanda all’ordine del giorno per i nomadi digitali.

“Dove troverò la mia scrivania oggi?”

Nel cosmopolita esercito dei professionisti senza sede, spesso le giornate possono iniziare con questo quesito.

Essere nomadi digitali significa sapersi adattare e avere il giusto mindset per approfittare di ogni opportunità, che arricchisce il proprio bagaglio culturale e lavorativo.

C’è chi è riuscito a guidare una startup da una barca a vela, chi si dedica ai suoi file Excel dal bagnasciuga e chi ormai ha il treno come luogo di lavoro primario. C’è chi si sveglia ogni mattina in una città diversa e, per ricaricare smartphone o laptop, perde del tempo nel cercare una postazione con il giusto voltaggio.

Le possibilità sono infinite ma, se si deve lavorare con un notebook , il tavolo di un caffè rimane da sempre la scelta più indicata, e ancora meglio, per una produttività più efficace, la soluzione ideale è il work café progettato con postazioni confortevoli e connettività veloce.

Imparare dal coworking

La prima scelta, a cui i nomadi digitali non rinunciano facilmente, sono gli ambienti coworking.

Presenti in tutto il mondo, permettono di approfittare di spazi tecnologicamente attrezzati e modellati attorno alle più moderne necessità di business.

Contrariamente a come si pensava un tempo, non si tratta di luoghi dedicati solo ai freelance.

I coworking offrono un “posto sicuro” anche ai dipendenti che viaggiano spesso, magari in città nelle quali non sono presenti sedi della propria azienda. Essere nomade digitale non significa essere per forza un libero professionista.

Tavoli Emmegi Flamingo, design by Luca Nichetto.
Photos courtesy of KANARIE CLUB – AMSTERDAM; project by studiomodijefsky.nl

Progettare un ufficio adatto ai nomadi digitali

Prendere spunto dai coworking è il primo passo per creare un ambiente adatto al 100% alle esigenze dei nomadi digitali.

Quali caratteristiche condividono gli spazi più performanti e di qualità?

  • Compresenza di open space che favoriscono l’interazione e locali separati per riunioni e lavoro in piccoli team
  • Attenzione all’ergonomia, con luce naturale e postazioni confortevoli
  • Aree dedicate al relax e alle pause
  • Servizi di reception, segreteria e ricezione della posta
  • Orari flessibili e prolungati, possibilmente 24 ore al giorno
  • Community, corsi e workshop
  • Servizi di matchmaking che favoriscono lo scambio di competenze

Metti un nomade in ufficio

Gli “uffici” dei nomadi hanno catturato l’interesse dei responsabili delle risorse umane delle grandi aziende. Osservando chi lavora in spazi comuni organizzati e descritti come qui sopra, ci si è accorti che produttività e soddisfazione tendono ad aumentare.  Qualcuno ha anche teorizzato le potenzialità del desk sharing poiché affittare qualche scrivania ai nomadi digitali esterni può favorire positivamente il confronto fra differenti approcci e stili di lavoro.  L’inserimento di qualche abitudine “nomade” in contesti lavorativi tradizionali rimane la via preferita dalle multinazionali della tecnologia – fra le più attive sul fronte dello smart working.

Tra i dipendenti delle grandi aziende della Silicon Valley, per esempio, c’è chi ha a disposizione il 20% di orario lavorativo per attività libere: un monte ore da spendere in qualunque attività si ritenga “utile all’azienda”.

Altre aziende si sono spinte anche oltre, creando micro-ambienti lavorativi che riproducono le atmosfere delle aree del mondo in cui operano,  passando da un ambiente ufficio che riproduce la sensazione di essere a Goa o ad una sala riunioni in Texas, sentendosi “nomadi” nel giro di quattro passi.

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