Le esigenze cambiano da sempre i paradigmi del mondo del lavoro: plasmano gli spazi, trasformano le relazioni, aprono le porte a nuove opportunità.

La sfida alla tradizionale idea di ufficio ha portato alla diffusione degli open space e dei work café, e la trasformazione digitale ha scosso il mercato del lavoro, creando nuove figure “virtuali” con esigenze diverse: spazi dinamici e condivisi, flessibilità negli orari e aree attrezzate per una connessione veloce e stabile.

È innegabile come l’emergenza COVID-19 abbia messo in discussione il modello di lavoro esistente, imparando giorno dopo giorno dai “lavoratori agili” e da chi ha implementato da tempo lo smart working .

Solo chi ha avuto la capacità di reinventarsi è riuscito a far fronte a una sfida inaspettata, spostando online e nella casa di ogni collaboratore attività che prima sembravano impossibili senza un faccia-a-faccia continuo. Adattabilità nell’ultimo periodo è stata la parola d’ordine per eccellenza.

Come cambierà l’ufficio, ora che si possono riaprire le porte?

Approcciarsi agli altri dopo il COVID-19: sicurezza e comfort

Secondo uno studio della società di ricerca Gartner, svolto negli Stati Uniti, il 74% dei manager crede che almeno il 5% dei lavoratori richiederà di lavorare esclusivamente in smart working in futuro.

Una prima ragione risiede nel piacere della solitudine, come ha dichiarato la professoressa Deborah Tannen della prestigiosa università Georgetown, a Politico: “Il comfort dell’essere in presenza di altri verrà rimpiazzato dal benessere della loro assenza, soprattutto quando si tratta di persone che conosciamo relativamente. Invece di chiedersi “Perché devo farlo online” si chiederanno “C’è una buona ragione per farlo dal vivo?””

A questa motivazione si aggiunge un fattore ancora più importante: la sicurezza nel luogo di lavoro.

I “normali” fastidi nei confronti dei colleghi prendono ora un’accezione ben più ampia, che si lega alla salute di ognuno. Posso essere sicuro che chi siede accanto a me sia sano? Gli spazi comuni sono stati sanificati correttamente? Posso fidarmi dei protocolli di sicurezza messi in atto?

Le preoccupazioni aumentano nelle situazioni in cui la densità negli open space è molto alta: basti pensare che lo spazio dedicato a ogni lavoratore è diminuito in media del 20% nell’ultima decade.

Il risvolto di questa situazione è immediato: come in altri casi già trattati in queste pagine (pensiamo ad esempio all’inquinamento acustico) all’aumentare del disagio diminuisce la produttività.

Cosa può fare il datore di lavoro?

Torniamo nuovamente al tema dell’adattabilità: è prioritario per le aziende prendere in questo momento una posizione proattiva, per mantenere le operazioni efficienti in un’ottica a lungo termine.

La soluzione deve arrivare da tre macro-aree generali, da adeguare in base al settore e alle peculiarità dell’impresa.

  1. Progettazione. Gli uffici non possono più rimanere gli stessi: è necessario mantenere il distanziamento sociale e creare un’area di sicurezza attorno a ogni lavoratore, anche attraverso l’utilizzo di arredi con materiali facilmente sanificabili.
    La qualità dell’aria dev’essere monitorata più spesso, eventualmente attraverso lavori di ristrutturazione e miglioramento.
  2. Protocolli di sicurezza. Pulizia degli ambienti, regolamenti interni e attività di sensibilizzazione alla salute nei confronti dei collaboratori devono essere all’ordine del giorno.
  3. Organizzazione. Almeno in un primo periodo, le attività svolte in gruppo dovranno sottostare a esigenze di sicurezza molto restrittive. Qualora possibile, gli strumenti digitali dovranno essere implementati maggiormente.

 

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