Missione chiara, rapporti definiti e un ambiente fisico che ricalchi tutto ciò. Non c’è miglior modo per creare un clima positivo di collaborazione tra quadri dirigenti e capitale umano in azienda.

Che la cosa non sia un inutile sofisma, lo rivelò già nel 1974 un celebre studio condotto da James, L. R. e Jones, A. P., intitolato Organizational Climate: A Review Of Theory and Research. I casi di studio analizzati dimostrarono che gli ambienti, per loro stessa definizione, sono direttamente corresponsabili delle pratiche che vengono esercitate al loro interno. Condizionano e strutturano le modalità d’azione che portano le persone a interfacciarsi l’una con l’altra, nonché il grado di proattività dei singoli nei confronti del gruppo.

Viene dunque facile arrivare alla conclusione per cui massimo sarà il grado di comfort nel quale un lavoratore di qualsiasi posizione è immerso, tanto più sarà alta la sua predisposizione al lavoro.

Lavorare comodamente significa lavorare meglio

In questo senso uno dei temi centrali per chi si trova a lavorare alla scrivania, soprattutto negli ultimi anni, è la comodità della postazione, tanto in riferimento a un luogo il più possibile accogliente, quanto rispetto all’ambito legato alla salute.

È infatti inevitabile che il passare molte ore in una posizione ponga implicazioni legate a corrette pratiche di conduzione della fatica, soprattutto per quanto riguarda la gestione dello sforzo della colonna vertebrale.

Prevenire il sovraccarico o evitare un’errata postura deve essere quindi priorità assoluta, per evitare di incorrere in infortuni.

A ognuno la sua seduta!

Non tutte le sedie sono quindi per tutti.

Ed è altresì inevitabile che, nella scelta di una seduta per il tuo ambiente di lavoro, l’elemento centrale verso cui deve gravitare il ragionamento sia essenzialmente uno: rispetto al tipo di lavoro, quali sono le esigenze basiche che la seduta dovrà soddisfare?

Ci sono degli impieghi che prevedono principalmente l’uso del computer. Ce ne sono altri invece che, pur essendo ancorati alla scrivania, richiedono una maggiore movimentazione (si pensi, ad esempio, a chi lavora in Borsa a Piazza Affari, in un mood di moto perpetuo).

Appare quindi evidente come le esigenze del singolo vadano di pari passo con il grado di interazione che ha con l’ambiente che lo circonda.

I componenti della seduta operativa

Nell’arredare e nel definire gli spazi di un open space o del proprio ambiente personale da freelance, inerentemente a quanto detto, un ruolo centrale lo ricopre sicuramente la seduta che si sceglie di utilizzare.

I canoni di ergonomia rivestono in questo senso il fulcro attorno al quale operare la propria scelta.

Ma quali sono quindi gli elementi che vanno a definire la struttura di una seduta? Conoscerli è importante proprio al fine di poter valutare con raziocinio il setting che più si avvicina alle singole esigenze.

Schienale, sedile, poggiatesta, ruote… Tutti questi elementi, scelti nella loro specificità a seconda delle esigenze, contribuiscono, se ottimamente assemblati, a definire la miglior seduta possibile.

Se l’esigenza è quella di una elevata mobilità probabilmente si sceglierà una struttura con rotelle (in gomma o plastica, a seconda della superficie di calpestio); al contrario potrebbe essere preferibile una base fissa, poggiata sul pavimento.

Se la permanenza sulla seduta è costante e per periodi di tempo prolungati, sarà necessario fare particolare attenzione alle imbottiture utilizzate, al tipo di supporto lombare, nonché alla definizione di schienali o poggiatesta che conducano a pratiche di postura ottimali.

Se gli spazi di azione sono ristretti, si dovrà valutare se arricchire la seduta con braccioli o evitarli del tutto.

Se la movimentazione è elevata, sarà utile pensare a sedie che prevedano ampio margine sulla scelta – di volta in volta – dell’altezza da settare.

Come puoi notare, le possibili combinazioni sono moltissime e solo attraverso un accurato studio di tutte le dinamiche che si possono verificare nel luogo di lavoro può poi portare, in conseguenza, alla scelta più idonea possibile.

Personalizzare per stare meglio

C’è un condizione essenziale, come ribadito anche in precedenza, che è alla base della scelta di una seduta corretta: il suo grado di personalizzazione. Trovare quindi una struttura che consenta la regolazione dell’altezza del sedile, dello schienale, la corretta taratura del supporto lombare o la profondità della superficie di appoggio è il quid fondamentale e irrinunciabile.

Condizioni come un angolo di 90° tra il tronco e la linea delle cosce sono alla base della corretta postura. Ma ci sono poi svariati altri dettagli da valutare.

Vanno infatti a incidere in un corretto vaglio ulteriori principi: uno schienale la cui tensione sia regolabile è uno di questi, non diversamente dalla presenza di strutture oscillanti che permettano ampia motilità. O ancora: la possibilità di avere braccioli il cui range di particolarizzazione (dall’altezza alla rotabilità) sia elevato.

Avere l’opportunità di scegliere un grado di inclinazione variabile di anche solo di 3° o decidere di allungare verso l’esterno di pochi centimetri il sedile, sono dettagli che incidono nell’economia del comfort (e, come si sosteneva, conseguentemente anche sulla produttività).

La seduta perfetta? No, la seduta migliore.

La seduta davvero perfetta quindi non esiste. Esiste la seduta migliore per le necessità che ogni individuo mette in campo, rispetto al tipo di impegno che deve affrontare. Senza dimenticare che, come si diceva all’inizio, un investimento in una postazione lavoro ottimale, è in primis un investimento sul lavoro stesso (e su come questo viene svolto).

La comodità è un incentivo al lavorare meglio, anche se spesso non lo consideriamo. Ora la scelta spetta a te!

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