L’uomo è un animale sociale. Ha bisogno di sentirsi accettato e apprezzato, di instaurare rapporti emotivi, di confrontarsi con gli altri, di avere compagnia. Bisogni sociali che devono essere soddisfatti tanto nella vita privata quanto in quella professionale, per preservare la salute mentale dell’individuo.

Esigenze che non collimano con le caratteristiche del telelavoro.

Lo confermano anche i dati: una percentuale crescente di lavoratori in remoto (il 24%) si sente sola e isolata, ha difficoltà a fare sua la cultura aziendale e vorrebbe riuscire a creare relazioni realmente significative con i colleghi.

Eppure il lavoro in remoto non dev’essere per forza un’impresa da affrontare da soli, salvo qualche sporadica video-call con manager, fornitori e clienti.

Relazionarsi con gli altri è fondamentale per il benessere a 360°: migliora l’umore, aiuta a crescere professionalmente, fa sentire apprezzati. Ma soprattutto preserva il senso di responsabilità.

Dal compagno di scrivania al remote buddy

Il Buddy System esiste da decenni, più precisamente in via ufficiale dal 1942.

Il concetto è semplice: attraverso una relazione costante due colleghi si garantiscono a vicenda supporto emotivo e lavorativo. I benefici variano da settore a settore, ma gravitano generalmente attorno a quattro ambiti:

  • Motivazione
  • Gestione dello stress
  • Problem solving
  • Condivisione delle competenze

Non a caso si tratta di un sistema che sempre più spesso viene implementato al momento dell’onboarding: i nuovi assunti hanno fin da subito qualcuno a cui rivolgersi per le domande più banali e le attività di tutti i giorni. Un po’ come quando si conosce il compagno di scrivania: non è necessariamente un mentore, ma nella maggior parte dei casi diventa un compagno fidato nella quotidianità.

Come trasporre questo sistema nel lavoro in remoto o nei contesti ibridi?

In questi casi entra in gioco il remote buddy system: cambiano il setting e i mezzi, ma non le premesse. I due colleghi, abbinati dalle Risorse Umane oppure scelti vicendevolmente (magari perché compagni di scrivania prima del passaggio al remoto) si supportano giorno dopo giorno, riducendo così la distanza creata dal workplace virtuale.

Servono costanza, responsabilità e flessibilità da parte di entrambi, ma soprattutto è necessaria compatibilità caratteriale: senza quest’ultima il disastro è preannunciato. D’altronde basta pensare all’ufficio: preferisci andare a prendere il caffè con il collega con cui vai d’accordo o con quello che non sopporti?

Le basi per un remote buddy system efficace

A parole avere un “amico online” sembra semplice, ma perché la relazione sia proficua per entrambe le persone è bene avere delle linee guida chiare fin dal principio.

Alcuni esempi:

  • Individuare subito modalità e frequenza delle comunicazioni.
  • Non lasciarsi andare a gossip e giudizi su altri colleghi o manager.
  • Evitare di assumere il ruolo di terapeuta (piuttosto chiedere aiuto a professionisti interni all’azienda).
  • Evitare di essere troppo invadenti, forzando il collega ad aprirsi.
  • Identificare un momento della settimana in cui confrontarsi sui carichi di lavoro, per darsi consigli.

Si dice che chi trova un amico trova un tesoro; in azienda lo trova chi sceglie il buddy giusto. Un supporto prezioso per il benessere e per una Employee Experience positiva, che dura nel tempo.

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